La strage di Erba ha rappresentato una vicenda che ha lasciato il segno nelle nostre coscienze e nel nostro cuore, perché nulla può scuoterci, indignarci e farci infuriare quando persone innocenti vengono ammazzate in modo brutale, soprattutto quando fra queste c’è un bambino al quale i “mostri della porta accanto” hanno tagliato la gola.
A qualcuno sarà rimasto impresso il dolore di chi è rimasto impotente a piangere le vittime, ad altri la figura inquietante dei vicini di casa, rivelatisi feroci assassini. Tanti saranno stati colpiti dal fatto che in Tunisia la legge islamica ha impedito ai parenti delle vittime di assistere al rito funebre e molti ancora dalla figura del tunisino, marito e padre delle vittime, arrestato per spaccio di droga e poi liberato tramite l’indulto, accusato in primis di avere commesso il reato e successivamente assolto. Lui che, apparentemente senza scomporsi, presenzia a trasmissioni televisive varie per raccontare la sua storia e il suo dolore. E l’accusa rivolta ad Azouz di avere stipulato un vero e proprio contratto per la vendita delle foto con le esequie di moglie e figlio è solo l’ultimo atto di una vicenda orribile.
Una storia complessa che ha posto alla ribalta le problematiche di una convivenza tra persone di paesi e culture diverse, dove tutto è stato risucchiato, consapevolmente o meno, dal “circo mediatico” che si è scatenato intorno alla tranquilla cittadina di Erba.
Ritenete che sia giusto tornare quotidianamente a parlare di Erba, di Azouz in nome di un diritto di cronaca che spinge a cercare i retroscena più torbidi della vicenda o che, a questo punto, per rispetto di chi non c’è più, far calare finalmente il silenzio senza far sì che ex cattivi, redenti da uno schermo televisivo, diventino i nuovi eroi del tubo catodico ?